Trattare i virus come oggetti fisici può portare allo sviluppo di nuovi e più efficaci antivirali

Le sottili pareti che costituiscono l’involucro dei virus contengono un quantitativo di energia potenziale che, quando il virus entra in contatto con una cellula ospite, viene rilasciata per sospingere il DNA virale all’interno della cellula e iniziare la proliferazione virale al suo interno.

Il fisico della Carnegie Mellon Alex Evilevitch, con i colleghi Jeembaeva (Princeton), Jönsson (Lund) e Castelnovo (Lione) è stato il primo ad effettuare una misurazione dell’energia associata col rilascio del DNA. Si tratta di una scoperta la cui importanza risiede nella migliore comprensione dei meccanismi che governano le infezioni virali e nella possibilità di progettare nuovi medicinali per combatterle.

L’approccio innovativo di Evilevitch consiste nel considerare il virus non come un oggetto biologico, ma come un oggetto fisico, di cui è possibile studiare le proprietà fisiche. Il potenziale vantaggio di questo approccio è che è possibile identificare proprietà comuni a molteplici varietà di virus che possono essere sfruttate per sviluppare antivirali ad ampio spettro.

In futuro, questo contribuirà a superare le limitazioni degli antivirali attuali, che sono altamente specifici per singoli virus e soggetti a diminuire o a perdere di efficacia con facilità a causa delle mutazioni. I risultati di Evilevitch potranno essere applicati anche al miglioramento della terapia genica, che utilizza i meccanismi di trasporto tipici dei virus per inoculare il materiale genetico terapeutico nelle cellule.

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