Percorsi di Fisici: Stefano Giardinelli, un Fisico nella formazione manageriale
Stefano Giardinelli è laureato in Fisica e svolge la professione di consulente di direzione nell’ambito delle risorse umane. Stefano ha costruito la sua carriera nel mondo della formazione del personale, combinando in modo creativo la sua passione per la Fisica con il suo lavoro, mantenendo viva la sua passione per la scienza. Da poco, ha pubblicato un libro sulla relatività generale dove sviluppa passo passo la derivazione della formulazione e, in particolare, della metrica di Kerr. In passato, ha pubblicato un manuale di introduzione all’analisi finanziaria e, per Franco Angeli, un volume sulle organizzazioni a rete e uno sullo sviluppo sostenibile. Di recente ha creato un metodo di team building basato sulla scienza e filosofia.
Abbiamo chiesto a Stefano di raccontarsi alla community di Fisica e Professione.
<f|p> Stefano, il percorso dalla Fisica alle risorse umane non sembra proprio il più naturale…
E’ vero, infatti ci sono arrivato gradualmente. Subito dopo la laurea, ottenuta con lode e vari baci in fronte, ho provato a restare all’interno dell’Università per fare ricerca. Sfortunatamente ho avuto modo di scontrarmi con tutta una serie di ostacoli più o meno legati a cordate interne. All’epoca ero un giovanotto interessato anche agli aspetti ludici della vita e trovavo inaccettabile che per restare in ambiente universitario si dovesse pietire delle misere borse di studio, quando da fuori le aziende ti offrivano assunzioni immediate con stipendi interessanti. Così accettai una proposta dell’Istituto Donegani della Montedison per fare ricerca sulle proprietà fisiche dei polimeri. Lavorando in azienda scoprii che avevo delle attitudini relazionali e che, oltre a sperimentare nuove idee, trovavo divertentissimo presentare i risultati del mio lavoro. Questa deriva verso gli aspetti comunicazionali mi portò alla corte di una delle più accreditate società di formazione dell’epoca (parliamo dell’inizio degli anni 80): l’Elea del gruppo Olivetti. Un’esperienza fantastica! Tre anni di progettazione ed erogazione di corsi di informatica nell’era pionieristica dei primissimi PC. Nel 1986 passai ad un’importante compagnia assicurativa dove ho lavorato per 12 anni, prima come responsabile della formazione del personale poi ricoprendo un po’ tutti i ruoli classici dell’area risorse umane. Dal 1998, lasciata l’azienda, ho iniziato a lavorare come consulente direzionale e formatore senior.
<f|p> Mi incuriosisce sapere come è nata l’idea di scrivere un testo sulla relatività generale e, soprattutto, quanto è stato difficile a più di vent’anni dalla laurea?
In realtà, parallelamente alla mia attività lavorativa, ho sempre continuato a studiare ed a mantenermi aggiornato. In particolare, dal 1992 al 2002, insieme ad un mio caro amico, anch’egli fisico, ho ripercorso tutto il programma di studi della facoltà di Fisica, approfondendo in modo particolare la Meccanica Quantistica, inclusa la teoria quantistica dei campi, e la relatività generale. E’ stato così che mi sono letteralmente innamorato di quest’ultima meravigliosa teoria, a mio avviso la più bella opera mai generata dall’intelletto umano. Ho praticamente studiato quasi tutto lo studiabile in materia, spendendo un patrimonio in libri e scaricando centinaia di articoli da internet. Dal 2005 al 2009 ho dedicato quasi tutto il mio tempo libero alla scrittura del libro che ho pubblicato nel febbraio 2010. Devo dire che sono molto grato a mia moglie che mi ha sempre sostenuto, accettando di buon grado una sorta di mio “ritiro” dalle attività sociali negli ultimi tempi.
<f|p> Anche nei tuoi altri libri hai usato le tue conoscenze in Fisica?
Certo! Nel libro “Modelli di Organizzazione a Rete” che parla di come i sistemi complessi tendono verso forme di auto-organizzazione, ho fatto riferimento alla teoria del caos ed ho elaborato un modello di simulazione tramite un automa cellulare con delle semplici regole (simili a quelli di Conway nel “gioco” Life). Dai risultati si evincono le condizioni per cui un insieme di agenti che si relazionano tra si loro è in grado di formare una rete più o meno stabile. Nell’altro: “Analisi degli scenari locali per uno sviluppo sostenibile”, ho utilizzato strumenti per l’analisi dinamica di sistemi. Sostanzialmente ho studiato sistemi aperti omeostatici come, ad esempio, il bacino di un lago di montagna per la cui sopravvivenza occorre considerare flussi (pioggia, affluenti …) e deflussi (evaporazione, prelievi da condotte…). Con un semplice modellino geometrico e matematico si riesce a mostrare quale può essere il prelievo d’acqua massimo per garantire la sostenibilità del sistema.
<f|p> Raccontaci del tuo innovativo metodo di team building…
A volte trovandomi a fare da facilitatore in aula con gruppi di manager ultracinquantenni ho pensato: “va bene che tutto ruoti intorno al business, è normale, ma forse fra 30 anni nessuno dei presenti, compreso il sottoscritto, sarà ancora vivo… Allora perchè non soffermarci a discutere un po’ del senso di tutto ciò che ci circonda, magari ci aiuta a vivere più in armonia anche i momenti di stress sul lavoro!”
Ecco che allora ho avuto l’idea di progettare delle sessioni su temi veramente importanti: Inizialmente le ho chiamate “serate” perchè le ho organizzate normalmente dopocena con gruppi di amici di varia estrazione discutendo su temi quali: l’esistenza di Dio, l’origine dell’universo, cosa è la realtà, I buchi neri, la complessità, la fisica quantistica, la macchina del tempo, i viaggi interstellari, l’elettrodinamica quantistica per “ignoranti”, gli alieni, la stupidità umana, la mistica laica…
L’approccio che seguo, perdonatemi l’immodestia, sta a metà tra quelli di Piero Angela e Luciano De Crescenzo: rigore scientifico, ma anche un po’ di umorismo.
L’idea delle sessioni a tema non è ovviamente nuova: la novità è nelle modalità, nel coinvolgimento emotivo delle persone ottenuto grazie alla pluriennale esperienza di formatore ed alla mia cultura di fisico dedicato allo studio della natura. In giro ci sono un sacco di società di consulenza che offrono sessioni di team building facendo arrampicare i poveri manager sugli alberi, non vedo perché non si possa aggregare le persone e rinforzare il loro senso di squadra coinvolgendole in una discussione su come poter realisticamente raggiungere Alpha Centauri.
Per approfondire:
<f|p>


Ultimi commenti