Il futuro del fotovoltaico? Non è nel silicio, secondo uno studio americano

Uno studio di un gruppo di ricercatori americani guidati da Cyrus Wadia dei Lawrence Berkeley National Laboratories sostiene che vi sono dei materiali che, in prospettiva, possono costituire una migliore alternativa agli attuali semiconduttori al silicio per la realizzazione di film fotovoltaici.

Lo studio, a differenza della maggior parte delle ricerche nelle tecnologie per l’energia solare, non considera l’efficienza, ma il costo per kilowattora di energia prodotta. Di conseguenza, valuta i materiali anche rispetto ad elementi quali l’abbondanza in natura, il costo di estrazione e di trasformazione e la capacità specifica (per unità di massa) di assorbimento della radiazione solare.

Sono stati esaminati, rispetto a queste caratteristiche, 23 materiali. I migliori candidati per la produzione di film fotovoltaici sono risultati essere il disolfuro di ferro, meglio noto come pirite, insieme all’ossido rameico e al fosfuro di zinco.

La ricerca è stata accolta con reazioni di tipo diverso, alcune delle quali scettiche. Parte dello scetticismo è dovuto al fatto che le celle solari basate sulla pirite costruite finora hanno un’efficienza di conversione dell’energia solare in energia elettrica pari al più al 2,8%.

Wadia sostiene che ciò è dovuto alle irregolarità della struttura cristallina della pirite, e ritiene di poter migliorare notevolmente questa efficienza attraverso la produzione di nanoparticelle di pirite, deponendo le quali è possibile ottenere una struttura cristallina notevolmente più regolare. Tuttavia, vi sono ancora notevoli difficoltà tecnologiche per la realizzazione di questo tipo di soluzioni.

In ogni caso, la ricerca offre una prospettiva che combina fisica dei semiconduttori ed economia in una nuova ed interessante forma di multidisciplinarità. 

Per approfondire:

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