COMMUNITY DISCUSSION – Rapporto COTEC sull’innovazione 2009: Come accrescere la capacità delle imprese di fare innovazione?
Con questo post inizia le serie “Community Discussions”. L’idea è quella di discutere all’interno della nostra community di un tema specifico e poi, sulla base della discussione, trarre delle conclusioni che sono il risultato della partecipazione dell’intera community e renderle disponibili sul sito.
L’occasione della prima Community Discussion è la pubblicazione del “Rapporto COTEC sull’innovazione 2009″.
È possibile partecipare alla discussione nel gruppo “Fisica e Professione” su LinkedIn oppure commentando questo articolo nel Forum del sito. Il tema di discussione è proposto in modo un po’ più articolato alla fine dell’articolo.
La discussione è aperta fino al 20 novembre 2009.
Dall’edizione di quest’anno emerge un quadro che, mentre conferma il ritardo rispetto ai Paesi nostri principali partner / concorrenti, mostra anche qualche segnale positivo. In sintesi:
- La spesa in R&S rispetto al PIL rimane inferiore a quella dei nostri partner di riferimento, in particolare a causa dei più bassi livelli di spesa in R&S delle imprese italiane, mentre la quota di spesa pubblica sul PIL mostra un differenziale più ridotto.
- La capacità italiana di esportare innovazione si accresce, seppur lentamente: nel 2006 e nel 2007 per la prima volta la bilancia commerciale dell’innovazione ha mostrato un saldo positivo, con un interscambio pari a circa lo 0,6% del PIL e un saldo positivo pari allo 0,06%. Si tratta di numeri incoraggianti, ma ancora troppo piccoli. Bisogna anche osservare che la dimensione stessa dell’interscambio è segno anche di una capacità ancora ridotta, seppur in miglioramento, di utilizzo dell’innovazione prodotta all’estero.
- La propensione dell’impresa italiana ad investire in R&S è in aumento, con un incremento del 25% degli addetti alla R&S industriale tra il 2000 e il 2006 ed un aumento del contributo privato alla spesa in R&S pubblica, prevalentemente universitaria, che passa dall’1,2% del 2003 al 4,1% del 2006.
- Rimane aperto il gap di capitale umano. Nelle PMI il livello formativo dei nuovi addetti è più basso che negli altri paesi: solo il 13% è laureato a fronte del 26% della media europea.Preoccupanti anche le performance del sistema dell’istruzione. L’Italia ha un tasso di abbandono scolastico del 19,3% nel 2007 contro una media europea del 17,3% e un tasso di passaggio all’università scende dal 74,5% dell’anno accademico 2002-2003 al 68,5% del 2006-2007.
- Migliorano le performance del sistema universitario, soprattutto nei poli d’eccellenza: aumentano dal 2002 al 2007 del 69% i budget degli Uffici per il Trasferimento Tecnologico; cresce il numero di brevetti (che passano da 177 a oltre 400 nel periodo considerato) e di contratti di licenza (il cui volume è triplicato); aumenta il numero di spin-off accademici, che passa da 225 nel 2005 a 364 nel 2007 e aumenta anche sensibilmente la quota di finanziamento del VII Programma Quadro della Unione Europea.
Dati i tempi di maturazione del dato statistico, i dati non tengono conto dell’effetto della crisi che, tuttavia, è congiunturale e non dovrebbe modificare i dati di fondo sull’innovazione in Italia.
Per approfondire:
- È possibile scaricare qui il Rapporto COTEC 2009 in formato pdf
Community Discussion
L’industria italiana è caratterizzata da una dimensione media delle imprese minore rispetto ai nostri partner/concorrenti. Inoltre, le PMI producono una quota superiore del valore aggiunto complessivo rispetto agli altri Paesi. Il rapporto COTEC evidenzia come una delle criticità del nostro sistema la mancanza di capacità di fare innovazione in modo codificato, e quindi riproducibile ed esportabile.
Molta innovazione, soprattutto nelle PMI ma non solo, è basata sulle competenze individuali dell’inventore e non su una base di conoscenze tecnico-scientifiche strutturate e “capitalizzabili”. Inoltre, l’innovazione non avviene in modo sistematico ma, spesso, sporadico. Una delle criticità le piccole e microimprese, prese individualmente, non hanno la “massa critica” che consente di gestire sistematicamente i processi di innovazione.
La dimensione delle imprese è un dato strutturale, col quale bisogna convivere, almeno sul medio periodo. Tenendo conto di questo fatto, dei dati del Rapporto COTEC e degli stringenti limiti di spesa pubblica imposti dalla situazione di bilancio dello stato, quali sono le possibili azioni che Governo, Associazioni imprenditoriali e Università , possono rispettivamente realizzare per migliorare la capacità delle imprese italiane, piccole e grandi, di generare e di esportare innovazione in modo da realizzare un vantaggio competitivo sostenibile?
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[Suggerimenti per la discussione: pensiamo a cose concrete, ragionevolmente fattibili sul breve e medio periodo, possibilmente sufficientemente circoscritte, evitando i "massimi sistemi" e tenendo conto delle reali risorse disponibili. Non è necessario che le idee siano ben strutturate dall'inizio: alcune intuizioni possono essere sviluppate meglio con la discussione. I casi reali di situazioni che hanno concretamente favorito o sfavorito un processo innovativo sono utilissimi per comprendere meglio le cose.]
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